Capolavoro. The Wrestler è un film bello, bellissimo, che affascina, rapisce, colpisce, si fa inseguire. E' un turbinio di sentimenti, è una scelta di vita che chiede di essere continuamente pagata. E' un uomo solo che lotta: contro se stesso, contro il mondo, contro il fallimento personale, contro il tempo, contro le illusioni dei moneti d'oro e gli incubi degli attimi più bui. E' la storia di un padre assente, dellla disfatta familiare, del rapporto egoistico uomo/donna. E' una storia di vecchiaia e di apparenza. Mickey Rourke è stellare. Nonostante un viso gonfiato dal botulino e le labbra rifatte, il "bello" di Sin City regala una prova da grandissimo attore (aiutato anche dallo splendido doppiaggio di Pannofino nella versione italiana). Espressivo, impacciato, ironico, fragile. Come giustamente recita la locandina è il trionfo di Mickey, il Golden Globe 2009 se l'è meritato tutto, come è stato bellissimo vederlo salire sul palco a ricevere il Leone d'Oro 2008 a dispetto della canonica formula che vuole il regista protagonista del palco in laguna. Il primo impatto con la pellicola è devastante: musica anni '80 a tutto volume, una voce fuoricampo che si sente male mista alle urla della gente acclamante gli eroi della lotta, scivolano su poster bicolore che annunciano epiche battaglie tra gladiatori di cartapesta. E' un rumore assordante che viene spazzato via con un cambio di scena grezzo e violento. "The Rem" per diversi istanti non si fa vedere in volto: è cinema, finalmente. Si perchè grazie all'uso di tantissima camera a mano lo spettatore è parte del film grazie ad una soggettiva naturale. Nei dialoghi e nelle descrizioni d'ambiente, la regia sceglie come punto d'osservazione "l'altezza uomo"; questo elemento consente al film di crescere, li lievitare; chi vede ha quasi la sensazione di essere nel film anche grazie ad una scelta fotografica fortemente tendente all'analogico di vent'anni fa. Un analogico vicinissimo alla visione quotidiana delle cose. Il passato è infatti filtrato da un lieve effetto bruciato che allontana e avvicina contemporaneamente. Tutti questi elementi regalano slancio al film; sostanzialmente, in "The Wrestler" c'è la forte sensazione di partire al trotto accelerando costantemente, senza strappi, ritrovandosi così a correre a perdifiato verso la fine, in direzione dell'ultimo inebriante fotogramma di nero.
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